Le nostre chiavi per il futuro: intuizione e immaginazione

Intuire è un verbo che, dal punto di vista emozionale, è fortemente evocativo. Sviluppa tutta una serie di concetti legati al tema della libertà, della creatività, dell’estro, su cui si fonda gran parte del nostro potenziale. La sua radice etimologica viene dal latino: in-tueor che significa guardo dentro e, in quanto tale, presuppone che, se vogliamo avere un’intuizione dobbiamo essere in grado di immergerci in noi stessi. Dobbiamo saperci ascoltare, senza lasciarci distrarre da ciò che ci circonda.

La parola intuizione dialoga con la parola immaginazione che a sua volta deriva dall’antico persiano “himma” che significa “il potere di creare col cuore”. Se riflettiamo sul significato di queste due parole e sulla loro intrinseca familiarità, ci rendiamo conto del motivo per cui esse, nella loro semplicità, ci attraggano tanto e alimentino il nostro afflato interiore.

Alcuni addirittura ne hanno forzato la radice etimologica “immaginando” che la parola Immaginazione derivi da una sintesi della locuzione latina: “in me mago agere”. Si tratta di un’interpretazione sicuramente suggestiva, ma scorretta, per quanto seduttivo sia pensare che, quando attiviamo la nostra immaginazione, agisca in noi una sorta di mago interiore.

Più propriamente in latino ’imago’ significa immagine, ma anche fantasma, sogno, concetto, apparenza, ricordo, riflesso.

L’immaginazione è la voce dello spirito che attraverso l’intuizione vuole connetterci alla nostra coscienza. Questa connessione avviene tutte le volte in cui ci rendiamo conto che il mondo là fuori non ci basta più, non ci piace e, senza accorgercene, iniziamo ad immaginare come vorremmo che fosse. Per quanto la società e la cultura imperante da sempre abbiano cercato di contenere questo processo (che “libera” i popoli) costringendoli a dominare la immaginazione, non ci possono impedire, neanche oggi, di guardar fuori dalla finestra ed essere liberi di immaginare, interrogarci, di “ascoltarci” e, quindi, di creare nuove realtà.

Perché l’uomo è nato per creare.

E l’immaginazione è quel luogo da cui l’uomo si affaccia sul mondo creando immagini, forme e le rende visibili.

L’immaginazione è lo specchio tra visibile ed invisibile ed è un linguaggio antico quanto l’uomo stesso, perché da sempre l’uomo parla attraverso immagini e simboli.

Il pensiero del mondo immaginario è un pensiero poetante che fa passare le cose dal non-essere all’essere, cioè rende visibile ciò che visibile non era.

E anche in contesti lavorativi e aziendali, dove penseremmo che l’immaginazione ben poco c’entri, in verità scopriamo che è una delle grandi qualità richieste ad un leader di successo: quella di immaginare una realtà che non esiste ed attuare tutte le strategie, le tattiche e le azioni per poterla creare.

L’immaginazione si rivela essere, di fatto, la migliore alleata per la crescita di un’impresa. Un buon leader deve sviluppare la capacità di immaginare il futuro. E in un momento critico come questo, in cui il paradigma è completamente cambiato e regna l’incertezza, dove lo scenario peggiore è il più facile da immaginare, il Leader deve ricorrere a tutta la sua capacità di immaginare.

La caratteristica che accomuna tutti gli imprenditori di successo è quella di avere una visione di futuro che altri non riescono ad avere.

Questo è valido non solo per i grandi imprenditori ma per chiunque, nel proprio piccolo, abbia avuto modo di far crescere e sviluppare la propria professione. È evidente che procurare alla propria impresa, e a se stessi, una chiara Vision del proprio futuro, può aiutarci a definire obiettivi e azioni necessarie al loro conseguimento che passa necessariamente attraverso un cambio delle proprie abitudini.

E affinché questo sia possibile bisogna abituarsi ad immaginare situazioni e abitudini differenti.

Grazie all’immaginazione l’uomo da sempre ha trovato soluzioni ai problemi e alle avversità della natura e la stessa immaginazione gli ha consentito di creare opere d’arte e lasciare un segno nei cuori degli altri, come l’etimologia della parola ci ricorda.

In generale l’immaginazione ci consente di affrontare le situazioni, anche le più complesse, e di mutare i comportamenti, attivando capacità di adattamento e resilienza che ora più che mai sono fondamentali per la nostra evoluzione.

Ma quali sono le aree cerebrali coinvolte in questo straordinario fenomeno? I ricercatori del Department of Psychological and Brain Sciences dello statunitense Dartmouth College di Hanover sono riusciti a identificarle. Per farlo hanno chiesto ad un gruppo di 15 volontari se riuscissero ad immaginare un calabrone con la testa di un toro. Mentre i volontari immaginavano gli studiosi monitoravano l’attività cerebrale attraverso la risonanza magnetica che registrava le zone più sollecitate durante i processi di immaginazione: ne è risultato un network di connessioni distribuito praticamente in tutto il cervello. L’immaginazione, dunque, è un fenomeno che coinvolge quasi tutta la nostra mente, come a dirci che per immaginare abbiamo bisogno di attivare non solo i processi della visione, ma anche quelli del pensiero e della creatività

Infatti la fantasia e la creatività pensano ciò che l’immaginazione vede.

Per poter pensare ad una nuova realtà, dobbiamo immaginare un’altra storia.

Tu cosa immagini?

 

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