Tarocchi: Arcano XVIII La Luna Conflitto, intuizione, femminile

 

Dal Latino cum-fligere: urtare, sbattere insieme una cosa contro l’altra, combattere.
Letteralmente, quindi, il contrasto che si manifesta su tutti i fronti e in tutte le direzioni con un urto che, come si intuisce dal “cum”, non è unilaterale, ma coinvolge almeno due parti.

La parola conflitto in origine, però, nel suo primissimo significato etimologico, indicava, come scriveva Cicerone, l’opportunità che fa “incontrare, confrontare, riunire, avvicinare”. Secondo quest’altra accezione, allora, il conflitto diventa un contrasto che ha la possibilità di risolversi e armonizzarsi. Così concepito lo scontro con l’altro diventa un incontro che può aiutare a definire l’identità e a percepire il proprio come “soltanto uno” dei possibili punti di vista.

Se pensiamo alla simbologia dei Tarocchi c’è una Lama che, con profonda delicatezza, accenna in modo molto profondo al tema del conflitto. Si tratta di quella sensazione del contrasto che emerge quando compare l’Arcano XVIII, la Luna, a rovescio. Essa descrive la modalità che emerge dal ristagno delle nostre emozioni e che ci indispone verso l’altro.  Quando le nostre acque interiori sono torbide (Luna rovesciata) come le acque della palude della Luna, le emozioni si increspano, si agitano, si fanno violente. L’acqua si muove e confonde l’animo, la visione diventa fosca e in questo stagno soggiacciono tutti i ristagni emotivi del passato. Dobbiamo imparare a prenderne distanza, operare il riscatto della separazione, che rappresenta propriamente non solo uno dei significati primari della carta, ma proprio la chiave di volta, la proposta trasformativa e rigenerativa della Lama. 

Quando la Luna, sinonimo di chiarezza interiore, sostrato emotivo, potere evocativo ed immaginale si fa “traversa” significa che c’è disomogeneità e divergenza, che c’è mancanza o difficoltà di comunicazione e che ci sono  in agguato situazioni conflittuali, diverbi, litigi. 

Sulla Lama insiste il principio della dualità, che, volto alle sue estreme conseguenze, introduce distanza e disarmonia. L’ archetipo però, proprio come l’etimologia della parola cum-fligere, suggerisce l’idea di un urto o di una scossa che ha tutto il potenziale per essere risolta, avvicinando e incontrando. 

La Luna, in generale, presenta una simbologia che evoca il potere dell’intuizione e del femminile, luce diafana che illumina, ma non abbacina. La consapevolezza della Luna è quella di una conoscenza sommersa e viscerale che prende una distanza abissale dalla lucidità performante della lama successiva, l’Arcano XVIIII, il Sole, simbolo invece di un logos manifesto e pieno, che dialoga con l’archetipo maschile e di cui ne è l’emblema. 

La Luna rischiara, con la sua luce flebile, le pieghe del nostro mondo sommerso. Quelle sfumature proprie dell’intuizione e i depositi del nostro sostrato emotivo prendono la forma e la sostanza delle acque dello stagno, confuse tra ombre e  ambivalenze. L’acqua, nella sua simbolica, evoca la sfera emotiva: qui si fa mossa, le onde sono increspate perché sono intorbidite dai sussulti interiori generati dal nostro passato e di cui il gambero, l’animale che notoriamente cammina a ritroso, ci lascia il segno.  

Le acque torbide dello stagno impediscono una visione chiara del fondo, proprio perché nei meandri della nostra coscienza non si accede attraverso un circuito logico e razionale, ma mediante le facoltà dell’intuito e della visione. Lo stagno è il simbolo del nostro inconscio e di tutto ciò che esso trattiene, nasconde o filtra sulla traccia dei ricordi e delle impressioni mnestiche che vengono rilasciate ed è posto, graficamente, al centro della Lama, come a ricordarci che la simbologia di questo Arcano verte sugli aspetti emotivi della sfera umana, su quella parte analogica del cervello umano che corrisponde all’emisfero destro e che, per estensione, abbraccia la dimensione del femminile. 

Si sa che in generale la parte anteriore del cervello è divisa in due emisferi, l’emisfero destro e l’ emisfero sinistro, i quali presentano significative differenze funzionali: così come l’emisfero sinistro è dominante per le funzioni del linguaggio, del calcolo e dell’abilità logica e matematica, il destro invece risulta dominante per la capacità di riconoscere i volti, le abilità spaziali e le immagini.

Un emisfero diventa dominante sull’altro quando svolge processi e funzioni che l’emisfero opposto non è in grado di gestire in modo altrettanto competente. Quando leggiamo, scriviamo o intavoliamo una discussione, la dominanza è riservata all’emisfero sinistro; al contrario quando disegniamo o guardiamo un’immagine, sarà l’emisfero destro ad avere dominanza su quello sinistro.

Il cervello non va comunque inteso come scisso in due parti a se stanti: esse sono strettamente connesse tra loro, caratterizzate da un continuo scambio di informazioni e messe in comunicazione tra loro da un grosso fascio di fibre nervose, il corpo calloso, che permette al cervello di integrare le elaborazioni delle varie aree.

La creatività, insomma, si deve ad una collaborazione efficace ed efficiente tra i due emisferi.

 

La Luna che sorveglia le acque dello stagno è una Luna crescente, di mezza luce e i suoi raggi si dispiegano tra i riflessi dell’immaginazione, laddove l’ispirazione si fa ellittica, sussurrata e oracolare, quasi a indurre il lettore non solo a farsi interprete, ma come sempre accade, per la legge della sincronicità che sottende al gioco, anche coautore.

L’atmosfera che traspira da questo arcano ricorda la dimensione speculativa della filosofia di Maria Zambrano, del suo noto Chiari del Bosco, quel concetto a lei particolarmente caro del chiarore che si disperde lasciando traccia. 

Non si tratta di un’illuminazione costante, espressa, ma di una nitidezza che “balugina, che si compone via via nella dimensione immaginale del sapere intuitivo della vita”.

La filosofia di María Zambrano attiva quell’afflato che custodisce il potere del simbolo (dal greco “sun-ballo” riunisco insieme) che ci preserva dal puro esercizio speculativo e ci consente di giungere alla manifestazione profonda dell’essere. Nel suo autentico sapere Zambrano non propone formule di pensiero, ma si accontenta di seguire l’uomo nella sua imperfezione, nella sua versione scissa, dicotomica e molteplice, nel suo stagno interiore appunto, per condividere con lui il chiarore improvviso dell’intuizione, che in un attimo si estingue, preannunciando un nuovo inizio. Ci spinge ad essere ancora una volta elementari, basici, istintivi, come i due cani in evidenza nella Lama, mettendo in conto l’eventualità di smarrirsi nuovamente nella molteplicità. 

La Luna nella sua manifestazione duale evoca un sapere nascosto, iscritto nel nostro corredo genetico e circoscritto alla sfera immaginale, sganciata da quella del pensiero razionale: cosi come l’Oracolo di Delfi, ricorda Eraclito, essa “non dice, non nasconde, ma allude”, o, in questo caso, potremmo dire, “alluma”. 

La grande sfida epocale per questo femminile che la Luna richiama è quella dell’ascolto e dell’accoglienza, dell’abbraccio partecipativo raccolto nel bulbo  dell’introspezione e nel mandala dell’intuizione come forma di consapevolezza, comunicazione e come scelta di comportamento. Questa Luna ci farà essere sicuramente meno performanti, meno femministe, meno vichinghe agguerrite tra le fila di eserciti transgender ma ci permetterà di sviluppare quella femminile capacità di “resa”, quella capacità di “consegnarsi” che in spagnolo è espressa dal sostantivo “entrega”, in nome del quale la mente si placa, tace e ascolta la fioca luce che promana dai raggi dell’intuizione. La resa è il miracolo dell’uomo che si affida al divino, che vive in armonia con se stesso, con i cicli della Natura e del divenire, con la necessità del cambiamento e con il codice della trasformazione. La resa consente di vivere la dimensione della sincronicità come un’esperienza autentica e portatrice di messaggi sublimi, attraverso i quali Dio e l’Universo comunicano all’uomo. L’affidarsi a tutto ciò con serena (r)assegnazione, consapevoli che Tutto è parte complice del nostro movimento di trasformazione ed evoluzione, senza rincorse, senza moti di auto-affermazione, senza risalire la corrente, è la vera esperienza di Vita, miracolo che scorre nel flusso del divenire eterno delle cose. 

Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su linkedin
Condividi su whatsapp
Condividi su email
Condividi su print

Richiedi una sessione

con Tamara Vannucci

“Se ciò che io dico risuona in te, è semplicemente perché siamo entrambi rami di uno stesso albero.”
William Butler Yeats
Dicono di me

Iscriviti alla newsletter

Riceverai in anteprima tutti i mesi miei spunti, riflessioni e contenuti esclusivi!

Copyright © 2019 Tutti i diritti sono riservati. La riproduzione anche parziale dei contenuti del sito www.tamaravannucci.it è vietata.